Parchi alpini
Il Parco Nazionale del Gran Paradiso: storia, ecosistemi e fauna delle Alpi Graie
Istituito nel 1922, il Parco Nazionale del Gran Paradiso è la più antica area protetta d'Italia. Si estende per circa 71.000 ettari tra Valle d'Aosta e Piemonte, lungo le propaggini meridionali delle Alpi Graie, e rappresenta uno dei pochi luoghi europei in cui lo stambecco alpino (Capra ibex) ha trovato condizioni sufficienti per evitare l'estinzione.
Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2026
Origini e istituzione del parco
Il territorio del Gran Paradiso fu riserva di caccia reale dei Savoia a partire dal 1836. Vittorio Emanuele II vi fece costruire una rete di sentieri per consentire la caccia allo stambecco, che verso la metà del XIX secolo era ridotto a poche decine di esemplari sull'intero arco alpino. La protezione reale, paradossalmente, si rivelò il primo strumento di conservazione efficace per la specie.
Nel 1919 Vittorio Emanuele III cedette allo Stato italiano le riserve di caccia, e tre anni dopo, il 3 dicembre 1922, fu emanato il decreto che istituiva ufficialmente il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Nello stesso periodo veniva fondato anche il Parco Nazionale d'Abruzzo, rendendoli i due pilastri del sistema conservativo nazionale.
Caratteristiche fisiche e zonazione altitudinale
Il massiccio del Gran Paradiso raggiunge i 4.061 metri sul livello del mare, l'unica cima oltre i 4.000 metri interamente situata in territorio italiano. L'area del parco è organizzata secondo un gradiente altitudinale che determina la distribuzione degli habitat:
- Fascia submontana e montana (800–1.800 m): boschi di larice, abete rosso e pino silvestre, con sottobosco dominato da rododendro e mirtillo.
- Fascia subalpina (1.800–2.400 m): arbusteti a ginepro nano, praterie a festuca e depositi di falda detritica.
- Fascia alpina (2.400–3.000 m): praterie a sesleria, tappeti di piante cushion e macereti con vegetazione pioniera.
- Fascia nivale (oltre 3.000 m): ghiacciai, nevai permanenti e rocce quasi prive di copertura vegetale continua.
I ghiacciai del parco — tra cui il Ghiacciaio di Noaschetta e quello di Money — si sono ridotti in modo significativo nell'ultimo mezzo secolo. I dati raccolti dall'Arpa Valle d'Aosta documentano una perdita media di spessore di diversi metri dal secondo dopoguerra a oggi, con accelerazione nella fase post-2000.
Fauna emblematica
Lo stambecco alpino
La popolazione di stambecchi del Gran Paradiso è stimata intorno ai 3.500–4.000 esemplari e costituisce il nucleo ancestrale da cui derivano quasi tutte le colonie reintrodotte sulle Alpi. I maschi adulti si riconoscono per le corna ricurve che possono superare il metro di lunghezza; le femmine rimangono in gruppi separati per gran parte dell'anno, riunendosi ai maschi solo nel periodo degli accoppiamenti (dicembre–gennaio).
La specie è diurna e trascorre le ore calde sulle creste rocciose, dove la temperatura è inferiore e le mosche disturbano meno. La dieta è quasi esclusivamente erbacea, con preferenza per le graminacee e le erbe alpine ricche di minerali.
Camoscio alpino e altre specie
Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) è presente con una popolazione densa che occupa le fasce erbose tra 1.800 e 2.800 metri. A differenza dello stambecco, il camoscio è più veloce negli spostamenti e tende a frequentare terreni meno verticali. Altre specie significative del parco includono:
- Marmotta alpina (Marmota marmota)
- Aquila reale (Aquila chrysaetos), con almeno 15 coppie nidificanti
- Gipeto (Gypaetus barbatus), reintrodotto nel progetto europeo coordinato dall'IUCN
- Ermellino (Mustela erminea) e tasso (Meles meles)
- Trota fario (Salmo trutta fario) nei torrenti del parco
Gestione e normativa
Il parco è gestito dall'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, istituito ai sensi della Legge 394/91. Il Piano del Parco suddivide il territorio in quattro zone con livelli di protezione decrescenti: la Zona A (riserva integrale) vieta qualsiasi attività umana eccetto la ricerca scientifica autorizzata; le Zone B, C e D consentono attività tradizionali, turismo regolamentato e sviluppo controllato rispettivamente.
La caccia è vietata su tutto il territorio del parco. Il pascolo è consentito nelle aree storicamente utilizzate, ma soggetto a piani di carico definiti dall'Ente in collaborazione con le amministrazioni locali.
Il Gran Paradiso è uno degli esempi più documentati di come la protezione istituzionale di lungo periodo possa invertire una tendenza all'estinzione. La storia dello stambecco alpino in questo territorio rimane un caso di riferimento nella letteratura sulla biologia della conservazione.
Cooperazione internazionale con il Parc de la Vanoise
Il Parco Nazionale Gran Paradiso condivide il confine settentrionale con il Parc National de la Vanoise francese, istituito nel 1963. I due parchi gestiscono congiuntamente il monitoraggio delle popolazioni di stambecco che attraversano il confine alpino stagionalmente, e collaborano sugli studi relativi all'impatto dei cambiamenti climatici sui ghiacciai transfrontalieri. Questa è una delle poche esperienze di gestione binazionale di aree alpine in Europa.