Le Foreste Casentinesi: faggete antiche, fauna appenninica e tutela del bosco

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna si estende per circa 36.000 ettari lungo il crinale dell'Appennino tosco-emiliano, tra le province di Arezzo, Forlì-Cesena e Firenze. Al suo interno si trovano alcune delle faggete più intatte d'Europa, riconosciute nel 2017 come patrimonio dell'umanità UNESCO insieme ad altre foreste primordiali del continente.

Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2026 Nebbia sulle colline delle Foreste Casentinesi

Contesto geografico e istituzione del parco

Il parco fu istituito con DPR nel 1993, ma la tutela di questi boschi ha radici molto più antiche. I monaci camaldolesi, giunti nel 1012 con Romualdo di Ravenna, scelsero intenzionalmente la foresta come elemento strutturale della loro spiritualità ascetica. Il bosco di Camaldoli divenne così una sorta di riserva monacale ante litteram, gestita con regole di uso che ne preservarono la struttura per secoli.

Geograficamente, il parco occupa il versante toscano (Casentino) e quello romagnolo dell'Appennino. Le quote variano dai 400 ai 1.658 metri del Monte Falterona, sorgente dell'Arno. La diversità altitudinale produce una varietà di condizioni microclimatiche che si riflette nella composizione floristica.

Caratteristiche forestali e flora

La copertura boschiva occupa oltre l'80% del territorio del parco. Le principali formazioni vegetazionali si articolano così:

La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, istituita già nel 1959 e inclusa nel parco, è la più antica riserva forestale integrale d'Italia. L'accesso è consentito solo per ricerche scientifiche autorizzate. I dati raccolti in questa riserva hanno contribuito a studi fondamentali sulla struttura delle foreste vetuste europee.

Bosco nella nebbia, Foreste Casentinesi

Fauna

Il lupo appenninico

Le Foreste Casentinesi ospitano diversi branchi di lupo appenninico (Canis lupus italicus), sottospecie italiana del lupo grigio. La presenza del lupo è documentata con continuità dal 1990 circa, quando la specie stava espandendo il suo areale verso nord dall'Appennino centro-meridionale. Il parco rappresenta oggi uno dei nodi principali della rete di connettività ecologica per la specie in Italia.

I conflitti con gli allevatori rimangono un tema aperto: le predazioni agli ovini e bovini generano tensioni, e il regime di indennizzi previsto dalla legislazione regionale non copre sempre l'intera perdita economica subita. L'Ente Parco gestisce fondi specifici per il cofinanziamento di recinzioni elettriche e per i rimborsi ai privati.

Altre specie di rilievo

Gestione e cooperazione istituzionale

Il parco è gestito dall'Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna, con sede ad Pratovecchio Stia (AR). La governance include rappresentanti delle tre regioni (Toscana ed Emilia-Romagna) e dei comuni del territorio. Il Piano del Parco vigente è stato approvato nel 2000 ed è in corso di revisione per adeguarlo alle Linee guida IUCN e alle direttive europee Habitats e Birds.

Il parco fa parte della Rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS). Questa doppia designazione richiede la Valutazione di Incidenza per qualsiasi intervento che possa avere effetti sugli habitat e sulle specie elencati nelle direttive europee.

La Foresta di Sasso Fratino è uno dei pochissimi esempi di foresta vetusta appenninica rimasto sostanzialmente intatto dal dopoguerra. I dati di monitoraggio a lungo termine raccolti al suo interno hanno contribuito a rivedere i modelli di successione forestale per le faggete europee.

Patrimonio UNESCO

Nel 2017, una selezione di foreste primordiali di faggio (Fagus sylvatica) distribuite in dodici paesi europei è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come bene seriale transnazionale. Le faggete vetuste delle Foreste Casentinesi, in particolare la Foresta della Lama e la Riserva di Sasso Fratino, sono incluse nel sito italiano denominato "Antiche faggete d'Europa". L'iscrizione riconosce il valore scientifico e conservazionistico di questi boschi come testimonianza dei processi evolutivi delle faggete europee in condizioni di minima interferenza umana.