Parchi alpini
Il Parco Nazionale dello Stelvio: il più grande parco alpino d'Italia tra ghiacciai e alta quota
Con circa 130.000 ettari, il Parco Nazionale dello Stelvio è l'area protetta alpina più estesa d'Italia e una delle più grandi delle Alpi nel loro complesso. Si sviluppa tra Lombardia (province di Sondrio e Brescia), Trentino e Alto Adige, estendendosi dalle valli boscate fino alle vette oltre i 3.900 metri dello Cevedale e dell'Ortles.
Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2026
Istituzione e governance
Il parco fu istituito nel 1935 con Regio Decreto, rendendolo uno dei più antichi d'Italia. La sua particolarità amministrativa risiede nell'essere soggetto a una governance tripartita: la Regione Lombardia e le Province Autonome di Trento e Bolzano gestiscono ciascuna una propria porzione del territorio attraverso comitati di gestione distinti, coordinati da un Comitato di Coordinamento.
Questa struttura riflette l'autonomia speciale delle province di Trento e Bolzano prevista dallo Statuto di Autonomia. Il risultato è un sistema di norme e piani talvolta differenziati tra le tre aree di gestione, un aspetto dibattuto nella letteratura sulla governance delle aree protette in quanto può generare disomogeneità nella tutela.
Paesaggio e morfologia
Il parco abbraccia il massiccio dell'Ortles-Cevedale, con le cime più elevate delle Alpi Retiche centrali. Lo Ortles raggiunge 3.905 metri, il Cevedale 3.769 m. Il ghiacciaio dei Forni, nel settore lombardo, è il più grande ghiacciaio vallivo d'Italia, con una superficie che nella seconda metà del XX secolo ha subito una riduzione stimata superiore al 30%.
I dati raccolti dall'immagine satellite pubblicata da Copernicus (ottobre 2025) mostrano l'estensione della prima neve stagionale sul parco, documentando la variabilità interannuale delle precipitazioni nevose che influenza i regimi idrici delle valli sottostanti, tra cui la Valtellina.
Habitat e flora
La variazione altitudinale di quasi 3.000 metri produce una successione di habitat tra i più diversificati delle Alpi italiane:
- Piano montano inferiore (700–1.200 m): boschi di castagno, rovere e frassino nelle valli più riparate, con alneti ripariali lungo i corsi d'acqua principali.
- Piano montano superiore (1.200–1.900 m): foreste di abete bianco e rosso, laricete con sottobosco a rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum) e mirtillo nero (Vaccinium myrtillus).
- Piano subalpino (1.900–2.400 m): laricete aperte, pino mugo (Pinus mugo), ginepro nano e praterie a festuca e nardeto.
- Piano alpino e nivale (oltre 2.400 m): macereti, creste rocciose, ghiacciai con striscia di vegetazione periglaciale a muschi, licheni e piante cushion come la silene acaulis (Silene acaulis).
Tra le specie floristiche di particolare interesse conservazionistico figurano la stella alpina (Leontopodium alpinum), protetta in tutto il territorio del parco, e la rara Campanula raineri, endemica delle Alpi calcaree lombarde e trentine, presente nel settore meridionale del parco.
Fauna
Ungulati e grandi mammiferi
Lo stambecco alpino (Capra ibex) è presente con una colonia numerosa, derivante in parte da reintroduzioni successive a quelle del Gran Paradiso. Il cervo nobile (Cervus elaphus) raggiunge nel parco le sue densità più alte delle Alpi italiane, con effetti significativi sulla rinnovazione forestale nelle aree di brucatura intensa. L'orso bruno (Ursus arctos), proveniente dalla popolazione trentina reintrodotta negli anni Novanta nell'ambito del Progetto LIFE Ursus, attraversa periodicamente le aree orientali del parco, particolarmente nel settore trentino.
Avifauna
- Pernice bianca (Lagopus muta), indicatore sensibile dei cambiamenti climatici in quota
- Picchio nero (Dryocopus martius), nelle foreste mature di conifere
- Fringuello alpino (Montifringilla nivalis), nidificante nelle zone nivali
- Aquila reale (Aquila chrysaetos), con almeno 30 coppie nel parco e nelle aree limitrofe
Sfide per la conservazione
Il ritiro glaciale rappresenta la sfida conservazionistica più rilevante a lungo termine. La riduzione dei ghiacciai altera i regimi idrologici dei torrenti montani, diminuisce l'apporto idrico estivo nelle valli e modifica la distribuzione degli habitat periglaciali, con effetti a cascata sulle specie adattate a questi ambienti.
Parallelamente, l'aumento della pressione turistica — in particolare sulle piste da sci di Bormio, Livigno e nella zona dello Stelvio — genera un conflitto tra uso ricreativo e conservazione che il Piano del Parco gestisce attraverso la zonazione e le limitazioni stagionali alle attività ad alto impatto. Il Passo dello Stelvio (2.757 m), tra le strade più alte d'Europa, è un punto critico per la gestione del traffico veicolare nella stagione estiva.
Il Ghiacciaio dei Forni è il più grande ghiacciaio vallivo d'Italia e uno dei più studiati delle Alpi. I carotaggi effettuati dal CNR hanno permesso di ricostruire la storia climatica alpina negli ultimi 10.000 anni attraverso l'analisi delle bolle d'aria intrappolate nel ghiaccio antico.
Normativa e strumenti di pianificazione
Il parco è soggetto alla Legge 394/91 per le disposizioni generali. Le tre aree di gestione (lombarda, trentina, altoatesina) applicano regolamenti locali che in alcuni casi divergono sui limiti di accesso motorizzato, sui piani di gestione faunistica e sulle modalità di uso agrosilvopastorale. Un tavolo di coordinamento permanente, istituito nel 2021, lavora all'armonizzazione dei piani di gestione in vista di un Piano del Parco unitario, attualmente non ancora adottato nella sua forma definitiva.